lunedì 14 luglio 2008

5 - Il cuore di Gesù - "La sapienza del cuore" (a cura di Padre Fabrizio CARLI)


Dio, che opera sempre con infinita sapienza e infinito amore, per realizzare nel modo più perfetto la creazione di un nuovo cuore nell’uomo, ha voluto che il cuore umano pulsasse nel proprio Figlio fattosi “carne”.Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, assommava in sé, le infinite perfezioni divine e l’integrità della natura umana. Questa natura la conobbe e la visse quindi fin nelle sue più intime fibre, ne sentì tutte le energie, ne provò tutte le esigenze, ne raccolse tutte le voci, ne sviluppò tutte le capacità fino all’infinito.Conobbe così anche il cuore umano e sino all’infinito ne sviluppò la capacità di amare. Il cuore umano, dunque, Infinitamente amante! Il palpito del cuore che acquista un valore infinito perché quel cuore, unito al Verbo, è divenuto il cuore stesso di Dio! È la profondità del mistero del cuore umano e divino di Cristo, di fronte al quale noi non possiamo che atteggiarci in adorazione amorosa. Abbiamo visto che Cristo stesso considera il cuore come la sorgente interiore di tutto il bene e di tutto il male nell’uomo; ora, avendo egli assunto la natura umana, lo stesso avviene per il suo cuore: esso è la sorgente interiore da cui promana tutto il bene che egli opera, poiché, anche i suoi pensieri, i suoi affetti, i suoi sentimenti, le sue azioni provengono dal cuore, come è per tutti gli altri uomini. Giustamente quindi la Chiesa proclama e invoca il cuore di Gesù come “abisso di tutte le virtù”; “abisso” nel senso appunto di sorgente profonda e inesauribile, e perciò infinitamente alimentatrice di bene.“Cor Jesu, virtutum omnium abyssus”: è una delle invocazioni nelle litanie del Sacro Cuore di Gesù. Alla luce di quanto andiamo considerando circa il “cuore”, queste litanie acquistano come un significato nuovo; certo, un significato più grande e più bello. Ad esempio, si invoca il cuore di Gesù quale “fornace ardente di carità”, “ricettacolo di giustizia e di amore”, “pieno di bontà e di amore”, “paziente e sempre misericordioso”, “fonte della vita e della santità”, “sorgente di ogni conforto”: invocazioni che ora possiamo comprendere meglio appunto perché sappiamo che il cuore è la sorgente di tutta la vita affettiva e morale dell’uomo, tanto in noi come nell’uomo-Dio.Abbiamo detto che di fronte al mistero del cuore umano e divino di Gesù, il nostro atteggiamento non può essere che di adorazione amorosa. E in questa adorazione dobbiamo esprimere anche la gratitudine gioiosa dell’anima per ciò che veramente significa per noi il cuore dell’uomo-Dio.Nessuna parola è per l’uomo più confortante e rassicurante della parola “cuore”; nessuna è più immediatamente accolta e compresa, gradita e amata. Il “cuore” dice ciò che in noi più intimamente e intensamente vive, palpita, aspira, tende, brama, ricerca e ama; dice quella forza che trasportandoci fuori di noi e immedesimandoci col bene amato, dilata l’anima e le dà il calore e la gioia della vita. Il “cuore” dice ciò che di più intimo, di più bello, di più vero, di più grande noi possiamo sentire, volere, vivere: dice, in una parola, quello in cui noi vorremmo essere interamente trasformati.Ora, nel cuore umano e divino di Gesù noi sentiamo tutto questo; e lo sappiamo vissuto infinitamente. E apprendiamo così che il cuore umano ha potuto non solo giungere ad amare con tutto se stesso, ma ad amare di amore infinito; sappiamo così che finalmente Dio ha potuto essere amato dal cuore umano con lo stesso amore con cui Dio ama se stesso. Con questo cuore Gesù è passato in mezzo agli uomini; li ha amati con tutta l’intensità del suo amore divino e umano. E in questo amore, ha avuto compassione del cuore dell’uomo: ne conosceva la capacità di bene, ne sentiva l’anelito all’infinito, ne prevedeva la dedizione all’Amore che gli si fosse rivelato e offerto. Gli ha portato quindi questa rivelazione; con la sua opera redentrice ha scontato il debito dovuto alla giustizia divina e così l’uomo è stato riammesso all’amicizia di Dio, ha riacquistato cioè la grazia. E con la grazia, è tornata a rifluire nell’uomo redento la vita stessa di Dio.

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