1° GENNAIO 2009
mercoledì 31 dicembre 2008
COMBATTERE LA POVERTÀ, COSTRUIRE LA PACE.
1° GENNAIO 2009
giovedì 18 dicembre 2008
Maria e Giovanni (di padre Valter Arrigoni)

lunedì 8 dicembre 2008
Immacolata Concezione della Vergine Maria
In Inghilterra e in Normandia già nel secolo XI si celebrava una festa della concezione di Maria; si commemorava l’avvenimento in se stesso, soffermandosi soprattutto sulle sue condizioni miracolose (sterilità di Anna, ecc.). Oltre questo aspetto aneddotico, sant’Anselmo mise in luce la vera grandezza del mistero che si attua nella concezione di Maria: la sua preservazione dal peccato.Nel 1439 il concilio di Basilea considerò questo mistero come una verità di fede, e Pio IX ne proclamò il dogma nel 1854.Dio ha voluto Maria per la salvezza dell’umanità, perché ha voluto che il Salvatore fosse «figlio dell’uomo»; per questo viene applicata a Maria, con pienezza di significato, la parola di Dio contro il tentatore: «Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa» (Gn 3,15). E Maria viene riconosciuta come la «nuova Eva, madre di tutti i viventi» (prima lettura). Così Maria appare accanto a Cristo, il nuovo Adamo, e perciò ci si presenta come colei che aiuta a riscoprire e a rispettare il posto della donna nella salvezza dell’umanità. Richiama ed esalta il posto e il compito della vergine, della sposa, della madre, della vedova, nella società, nella Chiesa e nel mondo; rivendica la dignità della donna contro ciò che la attenta.Un segno che il male è sconfitto
Un segno dei tempi nuovi
Il tema dell’Immacolata è centrale per l’Avvento che prepara a rivivere il «mistero della Redenzione» in avvenimenti dove la grazia fa irruzione in modo sovrabbondante. L’Incarnazione del Verbo, l’esultanza del Precursore nel seno materno, il Magnificat, il «Gloria!» degli angeli, la gioia dei pastori, la luce dei magi, la consolazione di Simeone e Anna, la teofania al Giordano anticipano i segni dei tempi nuovi.La liturgia rende presente in mezzo alla nostra assemblea la potenza che ha preservato la Vergine dal peccato: celebra infatti nell’Eucaristia lo stesso mistero della redenzione, di cui Maria per prima ha goduto i benefici e al quale noi partecipiamo, secondo la nostra debolezza e le nostre forze.
Vangelo Lc 1,26-38
Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
domenica 7 dicembre 2008
Comunicato Nr. 2 - 7 Dicembre 2008

Vangelo della II Domenica di Avvento - Anno B
venerdì 5 dicembre 2008
"Tempo di Avvento, tempo di vigilanza" (di padre Valter ARRIGONI)

In questo anno liturgico che inizia con l’Avvento e che secondo il calendario della Chiesa è l’anno B il Vangelo che ci accompagna è il Vangelo di Marco. Nipote di Barnaba, Giovanni Marco segue nella prima missione lo zio e san Paolo ma ad un certo punto torna a casa e lascia i compagni di missione. Per questo motivo Paolo si oppone a Barnaba quando partono per il secondo viaggio e Barnaba vuole portare con sé il nipote. Fra Paolo e Barnaba nasce un disaccordo e si separano. La famiglia di Marco aveva seguito Gesù fin dall’inizio tant’è che Marco, ancora giovinetto, era con gli apostoli e con Gesù nell’orto degli ulivi quando Gesù fu arrestato. Nel racconto dell’arresto di Gesù infatti Marco inserisce quello che tecnicamente si chiama “sfraghìs”, cioè segno distintivo, firma. “Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono. Un giovinetto lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via, nudo”. Marco parla di se stesso. Per quanto giovane era ben inserito nella primitiva comunità cristiana. Il suo racconto delle parole e dei gesti di Gesù inizia il nuovo genere letterario che prende il nome di Vangelo. Riporta i ricordi suoi e di Pietro su Gesù: Gesù è il Vangelo, la buona notizia. Gesù è la risposta di Dio a tutti, all’umanità intera. Ci sono tre affermazioni della centralità di Cristo riconosciuto come il figlio di Dio, il Vangelo, la buona notizia, Dio egli stesso. All’inizio del Vangelo troviamo l’espressione: “Buona notizia che è Gesù Cristo, Figlio di Dio”. A metà del Vangelo troviamo Pietro che afferma: “Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio”. Alla fine del Vangelo, ai piedi della croce dove c’è Gesù morto, il centurione romano confessa: “veramente quest’uomo è il Figlio di Dio”. Gesù è venuto per tutti, ebrei e pagani. Pietro ed il centurione. Tutti. E’ ormai unanimemente accettato che il Vangelo di Marco è il primo ad essere stato scritto. E’ servito da base ai Vangeli di Matteo e Luca. Riporta i ricordi del giovane Marco che è diventato, nel frattempo, il “segretario” di Pietro. Struttura il suo racconto secondo il discorso di Pietro al centurione Cornelio, secondo il suo annuncio: Giovanni il Battista, il battesimo di Gesù e la missione in Galilea. I miracoli di Gesù fuori dalla Giudea ed infine il viaggio a Gerusalemme. L’attività a Gerusalemme. Tutto è centrato su Gesù. Qualche esegeta parla del Vangelo di Marco come del Vangelo del discepolato, il catechismo per gli adulti romani che si avvicinano alla nuova fede. Secondo me in questo racconto che Marco ci offre c’è la sua dichiarazione d’amore per Gesù. Il mettere il Cristo al centro della propria vita. Far ruotare tutto attorno a Lui. E’ la sua esperienza ed è anche quella di Pietro e di Paolo, dei suoi maestri. E’ il Vangelo che non si adegua mai né al moralismo dei giudei e neppure all’intellettualismo dei greci. Rischi che la fede nascente incontrava. Lo stesso Paolo infatti scrive ai corinzi: “annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i giudei e stoltezza per i greci”. Il Vangelo è la persona di Gesù, la sua carne, quello che ha detto e fatto. Anche nella prima domenica abbiamo sentito la parabola di un uomo che parte ed affida ai servi i suoi beni. Ma l’attenzione questa volta è sul fatto che tornerà quando meno ce lo aspettiamo. Ritornerà di certo “la sera, a mezzanotte, al canto del gallo, al mattino presto”. Il Signore viene nella notte. Le indicazioni del momento infatti sono tutte legate alla notte. Buio del mondo e della vita. Morte, disperazione, solitudine, tradimento, povertà, peccato, ingiustizie, violenze, guerre, miserie. In questa notte siamo chiamati ad essere luce nelle tenebre, sale della terra. Non si parla in queste letture del giudizio (come nelle letture delle scorse domeniche) ma del ritorno del Signore. San Paolo ci dice che abbiamo tutti i doni, le grazie dal Signore per svolgere il nostro compito di luce e sale. Il profeta Isaia ha una invocazione bellissima “se tu squarciassi i cieli i scendessi”. E Dio lo ha fatto in Gesù. Ha squarciato i cieli ed è disceso. Noi siamo testimoni di questo. Noi siamo i testimoni di questo. A noi il compito di essere per gli uomini la risposta di Dio. Il suo orecchio che ascolta, le sue mani che curano, la sua bocca che conforta. A noi il compito di essere la voce della domanda, del grido disperato dell’umanità ferita, che si leva a Dio nella preghiera. L’avvento è il tempo della carità che si curva con misericordia e tenerezza sulle pieghe degli uomini e della preghiera che grida a Dio: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi”. Nella seconda domenica sottolineo due aspetti che sono l’inizio del Vangelo di san Marco e la figura di Giovanni il precursore (nelle icone bizantine viene definito il prodromo).Il Vangelo non è un libro come superficialmente noi pensiamo ma è la persona di Gesù Cristo. Vangelo è una parola greca che significa “buona notizia”. Veniva usata per indicare la notizia della fine vittoriosa di una guerra o la nascita dell’erede al trono. Veniva accompagnata dalla distribuzione gratuita di dolci (solitamente schiacciate d’uva), di pane, di denaro. Portava con sé una gioia anche molto concreta. Marco inizia il suo Vangelo con questa frase: “Inizio del Vangelo di Gesù Cristo”. Di “Gesù Cristo” sia in greco che in italiano può voler dire “che è di Gesù Cristo”, “che parla di Gesù Cristo” (si chiama genitivo oggettivo: “la mela di Pietro”, “il romanzo dei Promessi sposi). Ma può anche significare, come in questo caso “il Vangelo che è Gesù Cristo” (si chiama genitivo soggettivo: “la città di Milano”!). Marco inizia il suo Vangelo, la sua buona notizia, la risposta ai secoli di domande degli uomini affermando che la risposta, la nascita dell’erede, la vittoria nella guerra è la persona, la carne, di Gesù. Gli ebrei attendevano la venuta del Messia che sarebbe stata preannunciata dalla figura del profeta Elia (figura che appartiene anche alla tradizione islamica con il nome di “profeta verde”). Per molti ebrei del tempo di Gesù il Battista è questa figura di Elia che annuncia la venuta del Messia. Si capisce allora perché accorrevano a lui per ricevere il battesimo, il lavacro, di penitenza. Si trattava di un rituale che prevedeva lo scendere nell’acqua del Giordano per lavarsi dai propri peccati. Torneremo sulla figura del Battista, del precursore. E’ sua la voce che grida nel deserto. Qui c’è una questione di punteggiatura. Isaia scrive: “voce di uno che grida: nel deserto preparate le vie del Signore”. Significa che tutti quelli che ascoltano devono fare deserto nella propria vita, nella loro anima. Solo nel deserto si sanno vedere le oasi, riconoscere i segni della vita presente dietro le apparenze della morte. Solo nel silenzio e nella solitudine si può sentire e riconoscere la voce di Dio. Marco invece scrive: “voce di uno che grida nel deserto: preparate le vie del Signore”. Cioè nel tempo della notte, della morte, dell’attesa, della domanda viene un profeta che annuncia la venuta del Signore. Il deserto è cioè la condizione del profeta. Potremmo dire di ogni profeta, anche nostra oggi.
Il sette dicembre festeggio i venti anni della mia ordinazione sacerdotale per le mani del Vescovo Casale. Sarò a Lourdes. Ricordatemi.
Rimando ogni festeggiamento al 14 febbraio nel ricordo del quinto anniversario della mia Professione solenne. nelle mani del Vescovo Tamburrino, come monaco diocesano. In quella occasione presenterò il mio secondo libro, “Essere amici di Gesù”. Vi farò sapere il programma.