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giovedì 14 agosto 2008

Perché e quando pregare



"State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie; questa infatti è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi". (1 Tes 5, 16-18).


La Preghiera è un atto interiore che comporta, all'inizio, una violenza alla nostra materialità, al nostro modo di vivere e pensare, ma quando si è imparato a pregare la nostra vita cambia totalmente.

L'esercizio costante della preghiera rafforza la nostra capacità di concentrazione, aumenta il nostro autocontrollo, ci da una maggior chiarezza negli avvenimenti e nelle decisioni da prendere.

La preghiera esige una costante verifica del nostro comportamento che diventa il metro di misura della nostra preghiera: se ho pregato bene la pace di Dio che è entrata in me si evidenzia nel mio agire.

Gesù ci ammonisce che la sua pace non è assenza di preoccupazioni, ma attingere forza da Lui, vera pace, nella preghiera per poter vincere tutte le nostre incertezze e turbamenti, confidando in Lui.

Molte volte il nostro modo di vivere agitato e sconclusionato ci porta ad una notevole perdita di tempo.

Quante volte ci è capitato di dover rimediare ad un'azione sbagliata. Molti nostri guai derivano da una mancata concentrazione, dal nostro nervosismo. Quando iniziamo a perdere l'autocotrollo vuol dire che siamo carenti di preghiera. Tutti i nostri atti di carità se non sono sostenuti dalla preghiera costante diventano atti umani, nutriti dalla preghiera si trasformano in atti graditi a Dio.

Quando comprendiamo l'urgenza della preghiera e ne sentiamo il bisogno profondo, insostituibile con nessun altro mezzo, possiamo ringraziare Dio perché il nostro cammino spirituale non subirà degli arresti.

Se il Signore ci ammonisce nella Sua Parola: "pregate incessantemente", vuol dire che questa è una necessità del nostro spirito che non dobbiamo trascurare.

Fare della nostra vita un continuo desiderio di Dio, un assoluto irrinunciabile bisogno interiore, vuol dire diventare contemplativi nell'azione.

Ed ora soprattutto in questo tempo così distratto dalla realtà di Dio se non siamo cristiani contemplativi, siamo cristiani insipidi, non diamo il sapore di Dio alle nostre azioni e rimaniamo invischiati nella vuota materialità che ci porta al non senso della vita.

Se impariamo a respirare all'unisono con Dio nel desiderio di cercarlo in tutto, gli avvenimenti devono diventare il libro nel quale impariamo ad apprendere la volontà di Dio per noi e le persone devono diventare maestri di comprensione spirituale, perché dalle gioie e sofferenze che comporta l'amare il prossimo, noi cresciamo nell'amore per Dio.

martedì 15 luglio 2008

Preghiera


I nemici della preghiera
"Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro celeste sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate"
(Mt 6, 7-9).
Il nemico numero uno della preghiera è quello delle parole vuote, del parlare sempre noi, del ripetere preghiere a memoria senza soffermarsi sul senso che esprimono, di far lavorare la voce e zittire il cuore. Questo è un tarlo che corrode la preghiera e se non si interviene in tempo rischia di diventare abitudine difficilmente modificabile.
Il secondo nemico della preghiera è il monologo, il parlare sempre noi, non lasciando spazio a Dio. Abbiamo mai provato a parlare con una persona che parla sempre lei? E' difficile intervenire nel discorso e far emergere le nostre opinioni, perché non ci lascia spazio.
Così avviene il più delle volte con Dio: parliamo noi, senza poi stare ad ascoltare Lui. Dio parla nella pace del nostro cuore che fa il vuoto di sè. Ma chi è pieno del suo io non può aprirsi a Dio perché parla a sé stesso non riuscendo ad entrare in rapporto con Lui. Chi è preoccupato, teso, agitato dagli avvenimenti del mondo non può sentire il Suo richiamo d'amore perché è come se parlasse in mezzo al chiasso assordante: la sottile, profonda voce del Suo Spirito non può essere intesa. Chi è ferito, frustrato, sfiduciato dagli avvenimenti della vita è come se sostituisse nel suo cuore Dio con un'immagine punitiva, rigida, distante, perché rifiuta l'azione di Dio che predispone ogni situazione e sofferenza per purificare il cuore dai difetti umani e portarlo ad intendere la sua legge divina. Chi è orgoglioso e si crede buono e bravo, non può pregare perché è come se capovolgesse la situazione e volesse mettersi al posto di Dio, nascondendolo e soffocando il suo richiamo d'amore. Solo chi sente in sé la sua debolezza ed incapacità umana predispone il suo cuore all'incontro con Dio, ma non deve fermarsi a questa condizione, deve invece avere in sé la certezza che proprio perché è povero di sé, Dio lo vuole fare ricco della sua divinità.
Dio è l'amore che scioglie ogni timore, Dio è l'amore che libera il cuore, Dio è l'amore che supera quello di ogni creatura e quando lo si è trovato, genera nel cuore la forza per amare gli altri così come ci sentiamo amati da Lui.
Altri nemici che stanno in agguato per minare la nostra preghiera sono gli scrupoli che non ci fanno sentire in pace con Dio, tormentando il nostro cuore. Il Signore permette a volte questa tentazione per purificare il nostro io perfezionista e guidarlo alla semplicità del cuore.
"In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà" (Lc 18, 17).
La semplicità del cuore è una condizione essenziale per rendere spontanea la nostra preghiera che non deve preoccuparsi di cercare belle parole, ma piuttosto di piacere a Dio cercando la sua volontà nel quotidiano, che mette alla prova la mia carità. Le distrazioni poi sono il nemico più frequente della nostra preghiera e dipendono in parte dalla nostra condizione di vita. Meno prego più mi è difficile entrare in un clima di preghiera. Se vivo una vita distratta, con il pensiero sempre rivolto a quello che devo fare, con la mente ingombra di pensieri che mi preoccupano, avrò bisogno di un tempo più prolungato per creare nel mio cuore un clima di silenzio, perché queste distrazioni affioreranno anche nella mia preghiera. Con l'esercizio perseverante, sostenuto da un intenso desiderio di crescere in Dio, la preghiera deve diventare vita. Subito dobbiamo tendere a sconfiggere le distrazioni con un metodo assai semplice: ogni distrazione deve diventare preghiera. Penso al mio lavoro: "Signore, Te lo offro, Ti affido i miei problemi, pensaci Tu!".Mi viene in mente mio figlio: "Prima di essere mio, è tuo Signore. Suggeriscimi come mi devo comportare con lui". Non riesco a concentrarmi perché la signora davanti a me non sta ferma, prego il Signore che la benedica e le dia pace.
Ogni distrazione può diventare uno strumento di maggior conoscenza di noi stessi e mettere in luce una nostra miseria, un nostro problema scottante. Presentandolo al Signore, nella nostra povertà, diventa così un dono spirituale, perché Lui provvederà. La tiepidezza poi è il tarlo della preghiera perché corrode tutti gli slanci d'amore in uno sterile adattamento delle situazioni al mio comodo, al rimandare a domani la preghiera che posso fare oggi, al cercare delle scuse nelle cose da fare. Bisogna tener ben presente che la carità senza preghiera diventa attivismo, con la preghiera invece diviene amore di Dio riservato agli altri.
La qualità della nostra carità dipende dall'intensità della nostra preghiera.
Questo spazio raccoglie le più belle preghiere della tradizione cristiana. Sono le preghiere che tutti i cristiani hanno imparato sulle ginocchia della mamma o al catechismo. Sono preghiere semplici, alla portata di tutti, preghiere del cuore, traboccanti di fiduciosa speranza nell'amorevole paternità di Dio, così da diventare lo spartito del quotidiano canto della fede.