
Cominciamo a dire che la cosa significa la parola Pasqua. Per gli ebrei ricorda diversi momenti della storia di YHWH con il suo popolo Israele. La notte di Pasqua è la notte nella quale si realizza la maledizione dell’ultima piaga quella della morte dei primogeniti di ogni famiglia degli egiziani. L’angelo della morte passa oltre le case degli schiavi ebrei segnate dal sangue dell’agnello che è stato immolato per essere mangiato in piedi con tutta la famiglia ed i vicini di casa. Si mangia in piedi perché si è pronti per partire. Si mangia con il contorno di erbe amare come segno dell’amarezza che talora riempie del suo sapore la vita. Momenti come il dover fuggire di notte, esuli. Schiavi che scappano inseguiti dai loro padroni. Nel mondo antico, anche quello romano, lo schiavo era considerato una cosa appartenente al suo padrone. Se lo schiavo fuggiva e veniva ripreso poteva essere ucciso. La fuga era uno dei reati più gravi. Eppure questi schiavi sono protetti da Dio. Anche se per loro il credere questo vuol dire aver fiducia in uno sconosciuto come è per loro Mosè. La prima Pasqua allora avviene nella notte della fuga dall’Egitto ed è la Pasqua che darà il senso a tutte quelle che seguiranno. Ci sono in questa notte che, come dice il rituale ebraico del “seder” di “pesach”, è la madre di tutte le notti, la notte più luminosa di tutte, diversi significati che verranno poi presi dalla Pasqua cristiana. E’ la notte del passaggio dalla morte alla vita. Cosa è accaduto nel sepolcro? Il venerdì si è deposto un corpo martoriato e morto. Il corpo di un giovane odiato, maltrattato, umiliato e che ha subito una delle morti più atroci dopo una agonia di ore. Soffocato sulla croce dove era stato inchiodato dopo una via crucis dolorosa. Dolorosa nella carne ma anche e soprattutto nel cuore, nello spirito quando vedeva sua madre, quando ripensava a tutta la sua vita ed alle ultime ore. Quando sentiva le ingiurie, le offese, la rabbia contro di lui della gente che pochi giorni prima lo osannava. Gente alla quale aveva voluto e fatto bene. Nel sepolcro, nell’angusto e stretto ambito di una tomba acceda che l’eterno entra nel tempo, l’infinto nello spazio, la vita nella morte. Dio riprende la sua presenza di vita nel corpo morto del Figlio “Mors et vita duello conflixere mirando. Dux vitae mortuus regnat vivus”. “La vita e la morte hanno combattuto un duello ammirabile. Il Signore della vita che era morte ora regna vivo”. La morte passa oltre, viene sconfitta definitivamente, la salvezza viene offerta a tutti ed il segno primo di questa salvezza è che non si muore più. Altro significato è l’essere sempre sul piede di partenza,a avere sempre chiaro che “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. Cosa significa concretamente credere nel risorto? Significa anche non porre la propria sicurezza, la certezza della vita, la causa della nostra gioia in altro che non sia capace di sconfiggere la morte. Tutto passa solo Dio resta. Resta con tutta la vera vita resta sconfiggendo la morte, il peccato, tutto ciò, ed è proprio tutto ciò che è destinato a finire. Cristo sconfigge la morte. A Sansepolcro c’è un quadro di Piero della Francesca che rappresenta la risurrezione. Gesù ha un aspetto regale, è il Signore che sconfigge la morte. Accanto a lui ci sono i soldati che dormono e lui sta in piedi con un vessillo in mano. Vero vincitore. Vero Signore. Da un lato del Cristo ci sono alberi spogli, la natura nell’inverno, morta e dall’altro lato ci sono gli alberi nel rigoglio della primavera. La risurrezione i Gesù non è solo la sua, non riguarda solo lui ma è per tutti, di tutti. Occorre fidarsi. Come gli ebrei si fidarono di Mosè e misero a repentaglio la loro sicurezza, la loro vita stessa così occorre fidarsi di Gesù. La sua risurrezione è la prova che Dio ci dona, la prova certa, la ragione per la quale fidarsi di Gesù, credere in lui. La vita vince la morte. Pasqua è la festa della vita. Quelli che non sono di Dio, quelli che con arrogante superbia, come il faraone, rifiutano gli inviti a salvarsi da parte di Dio sono destinati alla morte. Sono destinati ad una apparenza di vita data dal benessere, dalla sicurezza, dalla ricchezza. Molti salmi ricordano questi momenti e questo atteggiamento di coloro “che confidano in carri e cavalli”. “Pensavano:’ inseguiamoli, raggiungiamoli, sterminiamoli, prendiamo i loro beni’ … ma tu, o Signore, hai confuso i loro pensieri”. Anche nella celebrazione della Pasqua ebraica una settimana prima si toglie dalle case tutto il lievito vecchio e si mangiano i pani azzimi, cioè fatti con pasta non lievitata (e’ per questo che usiamo le ostie per la Messa e non il pane lievitato). Il senso di questo segno è che tutto viene reso nuovo con la Pasqua, con il passaggio del Signore. Tutto viene reso nuovo dall’entrare di Cristo nella nostra vita. Nella liturgia della grande veglia pasquale accendiamo il fuoco nuovo, illuminiamo la chiesa con la luce nuova del cero pasquale, benediciamo l’acqua nuova. Con Cristo risorto tutto è nuovo. La nostra vita di fede è troppo spesso stantia. Troppo spesso ha l’odore della muffa ed il sapore rancido.
Pasqua è la parola che indica anche l’attraversamento del mar Rosso e quaranta anni dopo del fiume Giordano per entrare nella Terra Promessa, la terra nuova della libertà vera, la terra che il Signore ha preparato per i suoi e nella quale vive con il suo popolo. C’è sempre da attraversare qualcosa, da avere il coraggio di affrontare un pericolo che ci sembra insuperabile. C’è sempre da chiedere a Dio l’aiuto per andare avanti. E Lui ce lo dona.
Sia questa per noi la Pasqua della fede, della fiducia in Dio. Sia la Pasqua del coraggio di lasciare tutto per andare, per mettersi in viaggio, per attraversare il mare ed il deserto inseguiti da chi è più forte di noi ma non di Dio. Sia questa la Pasqua nella quale esplode in noi la novità della vita. Il profumo nuovo della primavera, del seme caduto in terra che dopo essere morto, e solo dopo essere morto, porta molto frutto.
Pasqua è la parola che indica anche l’attraversamento del mar Rosso e quaranta anni dopo del fiume Giordano per entrare nella Terra Promessa, la terra nuova della libertà vera, la terra che il Signore ha preparato per i suoi e nella quale vive con il suo popolo. C’è sempre da attraversare qualcosa, da avere il coraggio di affrontare un pericolo che ci sembra insuperabile. C’è sempre da chiedere a Dio l’aiuto per andare avanti. E Lui ce lo dona.
Sia questa per noi la Pasqua della fede, della fiducia in Dio. Sia la Pasqua del coraggio di lasciare tutto per andare, per mettersi in viaggio, per attraversare il mare ed il deserto inseguiti da chi è più forte di noi ma non di Dio. Sia questa la Pasqua nella quale esplode in noi la novità della vita. Il profumo nuovo della primavera, del seme caduto in terra che dopo essere morto, e solo dopo essere morto, porta molto frutto.
Vater Arrigoni
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