sabato 15 novembre 2008

"Fratelli ovunque" (Gabriella, Francesco, Giovanni e Raffaele)

Leggendo una testimonianza su queste pagine ci hanno colpito e fatto riflettere alcune parole: "sono le persone, i fratelli, e non i luoghi la cosa più importante in un'esperienza di Dio" e "l'esperienza di Lui la fanno le persone non i luoghi".
Questo semplice concetto ci sembra vero in rapporto all'esperienza che stiamo vivendo in questo periodo, che per noi è occasione di crescita ma anche di scelte più precise per la vita e la relazione con i fratelli. Ed è vero anche perchè le persone le porti soprattutto nel cuore e da lì, ovunque le incontri, quello diventa un luogo speciale; ciò può valere anche per una "compagnia" di persone, caratterizzata cioè dall'amicizia, guidata dal proprio pastore, sacerdote, così come Gesù stesso ci ha insegnato con la sua vita.
La casa di preghiera, la "casa del Signore",nella chiesa, può essere forse anche questo. A volte invece siamo tentati di viverla come un luogo dove andiamo per prender posto, presi da noi stessi tanto da non accorgerci degli altri; o dove andare a tutti i costi, per assolvere un compito, ricoprire un determinato ruolo, a volte passando oltre se un tuo prossimo è in difficoltà ma in quel momento costituisce un intralcio.
Gesù ci ha messo in guardia dai tanti possibili comportamenti sbagliati, e ci ha ricordato che "la mia casa sarà chiamata casa di preghiera ma voi ne fate una spelonca di ladri".
Ha denunciato con forza l'incongruenza e vanità di alcuni atteggiamenti, svelando l'ipocrisia che ci fa rinnegare ciò che più conta rispetto alle pratiche esteriori, e cioè "la giustizia, la misericordia e la fedeltà". Questo tanto più se il danno ricade anche indirettamente su chi è piccolo, o in difficoltà o nella prova, e anche su chi è ancora lontano e ha bisogno più di noi.
Quando Gesù parla agli scribi e farisei è molto duro e le sue parole fanno riflettere su noi stessi al fine di vigilare affinchè fuori e dentro la casa di preghiera non si debba voltare le spalle alle persone, tradire i valori umani e cristiani: ad esempio la lealtà e fedeltà nell'amicizia, o la fiducia, per una volontà di autoaffermazione. In questo viene meno la semplicità di un comportamento più giusto che deriva dall'obbedienza a chi sta sopra di noi, il Signore e poi il pastore suo ministro, anche dove significa accettare qualcosa di diverso rispetto a quello che si aveva pensato e si vorrebbe per se stessi.
La lezione di Gesù e di chi ci insegna a seguirlo volendogli bene, è però sempre questa: "rinnegare, perdere, portare", cioè rinnegare se stessi, perdere la propria vita, portare la croce ogni giorno. Spesso non è facile ma speriamo di riuscire almeno un po' in questo con l'aiuto di Gesù e Maria.

Gabriella Gattolin, Giovanni, Francesco e Raffaele Spezia


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