Ai tempi di Gesù la sinagoga conosceva 613 comandamenti, di cui 248 positivi (fai questo ...) e 365 (quanti sono i giorni di un anno) negativi (non fare ...). A loro volta questi 613 comandi erano divisi in grandi e piccoli. Una tale lacerazione dell’amore verso Dio tranquillizzava i farisei perché sapevano, con questa morale del permesso e del proibito, fino a che punto potevano spingersi senza commettere peccato. Con questa morale della bilancetta sapevano cioè di che cosa Dio doveva premiarli. Spesso troviamo nei Vangeli farisei, dottori della Legge, gente qualunque che chiede a Gesù: “cosa devo fare?”, “secondo te cosa è giusto”, “dobbiamo o no pagare il tributo a Cesare”. Nella più parte dei casi queste domande sono fatte per “cogliere Gesù in fallo e poterlo condannare”. Anche questa domenica il Vangelo, come domenica scorsa, è introdotto dalla frase “i farisei sapendo che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei”. I farisei sono le guide spirituali del popolo di Israele, sono esperti nella Legge, la Parola di Dio. sono un movimento che oggi chiameremmo trasversale perché al loro interno c’erano sacerdoti, rabbini, laici impegnati. Il loro desiderio era di essere fedeli alla Legge del Signore, di non contaminarsi, di essere esemplari per gli altri e di guidarli sulla vie della vera fede. Non erano mossi da sentimenti negativi. Erano impegnati. Uomini di preghiera. Osservanti. Verso di loro hanno sentimenti molto negativi i primissimi cristiani, gli autori stessi dei Vangeli, perché i farisei erano i persecutori di Gesù e dei cristiani, portarono a morte il Signore ed uccisero Stefano, Giacomo ed altri fratelli. Li uccisero perché il cristianesimo era visto come una eresia, una bestemmia contro YHWH, l’unico e vero Dio. i cristiani affermavano che YHWH non era uno solo ma tre persone. Addirittura che un uomo, conosciuto da tutti, un rabbi autorevole ma pur sempre un uomo, addirittura morto in croce (era la morte dei maledetti), Gesù di Nazaret, era Dio. Questa affermazione per i pii ebrei era una vera e propria bestemmia. Anche le parole di Gesù, del loro maestro, ed i suoi atteggiamenti, andavano contro la Legge. Parlava con i romani. Si intratteneva con pubblicani, ladri e prostitute. Spesso in pubblico li metteva a tacere e faceva loro fare una brutta figura. Gesù dava fastidio a tutti. I sadducei non erano amici dei farisei. Appartenevano alle classi sacerdotali alte, come se fossero la nobiltà, erano filo romani, perché Roma garantiva loro il potere. Poiché per loro la Bibbia consisteva solo nei primi cinque libri, il pentateuco (gli altri, profeti- sapienziali-. Storici, erano stati inseriti nella Bibbia durante l’esilio e dopo dagli scribi e dai dottori della Legge, ed i sadducei non riconoscevano a questi il diritto di aprire il canone della Scrittura) non credevano nella risurrezione dei morti. Erano “nemici” ma quando si è trattato di eliminare Gesù si sono alleati! Oggi un dottore della Legge, fariseo, infastidito da questo Rabbi che non si sa dove abbia studiato, da dove venga, a che scuola appartenga, che si permette di saperne più di tutti e di essere ammirato dal popolo, dai soldati (“parla come nessun altro”, “opera miracoli con la potenza di YHWH”) gli chiede “Maestro (captatio benevolentiae cioè fare un complimento per creare un clima di benevolenza, ma il complimento spesso non è sincero) quale è il grande comandamento?” anche la parabola del buon samaritano viene introdotta dalla domanda di un fariseo, per giustificarsi della brutta figura fatta, inizia anche lei con una “captatio benevolentiae”, e chiede un elenco “chi è il mio prossimo?”. Come dire, “fammi un elenco di coloro che hanno diritto ad essere amati da me così anche se non amo gli altri, non pecco, non vado incontro al castigo di Dio”. Gesù risponde citando due passi presi dal Deuteronomio e dal Levitico, libri del Pentateuco, libri che contengono diversi comandamenti, precetti, indicazioni di atteggiamenti ma che in questi due punti fanno la sintesi della Legge. Quasi che Dio nell’ispirare le leggi si sia accorto del rischio che gli uomini si disperdessero nelle cose da fare perdendo la ragione, il motivo, quello che conta. “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore (intensità di affetti), con tutta l’anima (intensità di ascolto) e con tutta la mente (intensità di meditazione). Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Solo la nostra impossibilità a dire le parole una sopra l’altra ci costringe a fare un elenco, ma il secondo vale come il primo, sono allo stesso livello, sono interscambiabili. Dio si identifica con la sua creatura, dio si identifica con l’uomo. Quello che fai ad un uomo lo fai a Dio. Questa identificazione Matteo la renderà ancora più radicale ed esplicita quando racconterà il giudizio universale nel quale Gesù che verrà nella gloria per giudicare tutti arriva a dire “ogni cosa che fate al più piccolo dei miei fratelli la fate a me ed ogni cosa che non fate loro è a me che non la fate”. Gesù che si identifica, si immedesima, ci chiede di riconoscerlo “nell’affamato, nell’assetato, nel malato, nel carcerato, nel forestiero”. Sempre al dottore della Legge fariseo chiarisce il cuore dei comandamenti di Dio: “Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge ed i Profeti”cioè “in queste due affermazioni c’è tutta la rivelazione di YHWH”.“La Legge ed i Profeti” sono infatti un modo per indicare tutta la Bibbia, l’Antico Testamento, per gli ebrei.
Sono solo due i suggerimenti che vi propongo per la riflessione: molti sono tentati di ridurre la fede alla legge, all’osservanza formale di alcune regole; ma che cosa significa la parola “amore”?
La riduzione della fede, della religione (fede organizzata) alla legge, ad un insieme di precetti, di osservanze formali era il peccato che Gesù stesso contestava ai farisei. Diceva loro che per rispetto delle regole dimenticavano gli uomini. Quasi che Dio fosse solo interessato al culto della sua “persona” a scapito dell’amore fraterno, della carità verso i poveri, i deboli (nei salmi troviamo le categorie degli orfani e delle vedove come simbolo di tutti i poveri). Gesù è stato mandato dal Padre per rivelare il suo vero volto, il suo cuore, il cuore della sua legge e della preghiera. Cosa vuol dire cioè essere uomini di Dio, secondo il suo cuore. Cosa fare? Come comportarsi? Come pensare? Come essere? Siamo chiamati a convertirci cioè a cambiare il nostro modo di essere, di pensare, pregare, agire. Non più secondo quello che pensiamo noi o come ci hanno educati ma essere, pensare, agire, pregare come vuole Dio. Ci sono troppi farisei fra di noi. Non solo (anche, purtroppo) nel senso di ipocriti, falsi, pettegoli ...) ma soprattutto gente convinta che le fede, l’esperienza gioiosa di Dio sia solo riducibile all’osservanza della legge. La fede è per prima cosa amore di Dio e del prossimo. Prima e forse unica.
Ma qui viene la seconda riflessione: cosa significa amare?
Oggi mi fermo solo su un aspetto di questa parola che è immensa nei suoi contenuti. D’altra parte “amore” è un nome di Dio. Nel meditare oggi su questa parola ho colto questa aspetto:amare è mettere l’altro al centro della tua vita. Non dargli i ritagli, le frattaglie del tuo tempo, dei tuoi sentimenti, del tuo cuore, della tua vita (se ho tempo ... se mi resta qualcosa ... dopo tutto e tutti vieni anche tu ... prima devo pensare a me stesso ...). Gesù nel mettere sullo stesso piano Dio ed il prossimo ci insegna che Dio stesso esce da se stesso e pone al centro della sua vita, del suo cuore, della sua passione noi, gli uomini, fino a dare suo Figlio, il suo unico Figlio, per noi.
Andare verso Dio è uscire dal mondo dove io sono il centro e mettere al centro un Altro e gli altri.
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