venerdì 1 agosto 2008

12 - La benevolenza - "La sapienza del cuore" (di Padre Fabrizio CARLI)


Dallo sforzo costante di vedere sempre nella luce migliore il nostro prossimo, dalla tendenza a cercare tutti i motivi e le ragioni che ci inducono ad amare, dalla volontà che inclini continuamente al bene, nasce quella disposizione interiore che è la benevolenza. Questa bella parola, di contenuto squisitamente cristiano, viene subito intesa nel suo significato profondo, perché fa immediatamente appello al cuore.E difatti possiamo ora dire, il cuore buono è precisamente il cuore colmo di benevolenza. Col vedere continuamente il bene, nasce nell’animo umano un costante atteggiamento di completa apertura e totale disponibilità verso il prossimo, per cui ci si sente vicini a tutti, anche quando si è soli, anche quando non si hanno rapporti speciali con le altre persone; non si sente nessuno estraneo, non si frappone nessuna barriera fra sé e gli altri, pronti ad abbracciare tutti col proprio amore.Una simile disposizione interiore ha un’efficacia particolare anche sull’atteggiamento esteriore dell’uomo. Avviene sempre, almeno in una certa misura, che i nostri stati d’animo, i nostri sentimenti anche più riposti, gli stessi nostri pensieri si rispecchino all’esterno e si leggano sul volto, nello sguardo, nel gesto. Così è del sentimento costante di benevolenza nutrito nel cuore: esso segna di un impronta caratteristica ed efficace tutto il nostro atteggiamento, per cui si giunge a fare del bene anche senza accorgersene. Se siamo sempre benevolenti, se abbiamo veramente un cuore buono, le persone che ci avvicinano si sentono disporre meglio, si trovano a loro agio, provano un non so che di benessere e distensione, portano via qualcosa che li placa e li rasserena.E se dovessero dire da che cosa proviene questa loro distensione d’animo, questo senso di benessere spirituale, non lo saprebbero. Non dipende neppure da quello che diciamo o consigliamo, dall’atteggiamento particolare che assumiamo di fronte a loro: viene spontanea dall’intima benevolenza del cuore che irradia e crea quell’atmosfera in cui le anime si trovano a loro agio.Possiamo così fare continuamente del bene anche senza un apostolato specifico: possiamo cioè essere apportatori di distensione e di serenità costante nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nei nostri ambienti di lavoro, in ogni rapporto con il nostro prossimo. Nel clima di tensioni e di irrigidimenti, di sconforto e di pessimismo per tante situazioni che talvolta ci sconvolgono nella nostra società così violenta, quando ci si trova insieme è facile che le tensioni crescano, perché, ce le aumentiamo reciprocamente. Quanto bene può fare, allora, un cuore buono! Esso infatti riesce a calmare le tensioni, a smussare l’aggressività a dare fiducia, a far sentire che anche di fronte alle situazioni più sconvolgenti vi è pur sempre ragione di sperare. Un cuore buono è di per sé la risposta più bella e più vera al pessimismo e allo sconforto; è la dimostrazione più efficace che al mondo vi è ancora la bontà a dare senso, bellezza, valore e calore alla vita.

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