Una volta poi giudicata una persona, noi continuiamo a pensarla come l’abbiamo giudicata. Il pensare è la continuazione del giudicare e allora si comprende una volta di più quanto importi alla verità, alla giustizia e alla carità il non emettere giudizi sul nostro prossimo, quei giudizi – come abbiamo visto – che da parte nostra concludono abitualmente in modo negativo e quindi in condanna del prossimo.Anche il nostro pensare deve essere “amativo”, perché tutto in noi deve servire all’amore; l’amore deve essere l’espressione di tutto il nostro essere: cuore, mente, sentimento. Ora, si pensa amativamente quando, anziché giudicare negativamente le persone, le vediamo nella luce migliore, nella luce più favorevole. È il segreto - lo abbiamo visto - per muovere il cuore ad amare, ed è sempre in nostro potere.Sulla necessità di pensare con amore, non ci si sofferma forse abbastanza; è più facile che si faccia attenzione ad evitare parole o gesti che possano urtare, ma non si pensa a toglierne addirittura la possibilità col curare il nostro modo di pensare, perché, come si pensa, così si parla e si opera.Dato che il pensare è un atto che si consuma nel nostro intimo, è facile che si sia meno severi nel controllarlo e dominarlo; soprattutto ci sfugge comunemente l’incidenza che il modo di pensare ha sulle nostre parole e sui nostri gesti.Ma anche indipendentemente da questa incidenza, una sincera esigenza di verità e di carità dovrebbe farci sentire che manchiamo verso il prossimo non soltanto con le parole e i gesti esteriori, ma anche con l’appropriarci interiormente delle altre persone, per pensarne come vogliamo, vale a dire come ci suggerisce l’istintivo nostro giudizio ben difficilmente disposto al vero e al bene.La parola “appropriarci” è esatta, perché è esattamente quanto avviene quando noi pensiamo ad una persona. Pensandola, ce ne impossessiamo, la facciamo oggetto della nostra riflessione, della nostra critica, delle nostre valutazioni; e quando questa critica e queste valutazioni sono del tutto negative, quando cioè “pensiamo male” di una persona, noi commettiamo un’occulta e grave offesa alla sua dignità. Infatti la “strumentalizziamo”, ne usiamo cioè purtroppo per soddisfare la nostra ingenerosa tendenza a pensare facilmente male degli altri; e commettiamo anche l’ingiustizia di “condannare” dentro di noi senza dar modo all’imputato di difendersi.La carità non pensa il male; la carità non pensa male: è una delle caratteristiche dell’amore che san Paolo ricorda nella prima lettera ai Corinzi (13,5).Il cuore-buono, il cuore colmo di benevolenza, anima anche il segreto modo di pensare, temperando con l’indulgenza e l’amore l’istintiva tendenza a pensar male. E questo amore, portato anche nel pensare, è uno degli atteggiamenti più delicati del cuore, perché si vive e si consuma nel puro amore, senza che neppure se ne accorga la persona amata.Amore puro, che non passa nemmeno attraverso la parola che lo esprima, senza quindi attirare riconoscenza o ricambio, come avviene quando l’amore si effonde nella parola o nei gesti; amore puro perché non è dettato da una nostra istintiva tendenza, ma è tutto voluto dal cuore, contro le varie ragioni che la ragione trova facilmente per credere di dover essere severa nel giudicare.
martedì 12 agosto 2008
14 - Non pensare male - "La sapienza del cuore" (di Padre Fabrizio CARLI)
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