
La vera benevolenza ci aiuta anche a compiere la delicata carità dell’emendazione del nostro prossimo. Abbiamo visto che è un atto delicato d’amore il desiderare che una persona difettosa si emendi, perché si arricchisca di quel bene morale che consiste appunto nell’emendarsi dal male, anche dal minimo male. Ed aiutare una persona a raggiungere questo bene, è squisito atto di carità. Il cuore buono, il cuore benevolente, vuole tutto il bene possibile al suo prossimo, perciò vuole e cerca anche questo bene.Ed è qui più che mai che deve intervenire la sapienza del cuore. Dicendo sapienza, intendiamo certo l’intuito e il calore del cuore, ma ci riferiamo più ancora alla discrezione che è l’intuito del cuore illuminato dall’intelligenza: è cioè quella comprensione, quel discernimento, quella delicatezza di capire e di considerare, per cui non solo ci si rende conto della situazione del nostro prossimo, ma si riesce anche a trovare il modo più opportuno e delicato di comportarci con esso.Ne deriva quindi una sapiente capacità di adattamento, una varietà di atteggiamenti, una delicatezza ed opportunità di tratto che sa tenere conto di tutto, sa comprendere e soprattutto attendere. Sa attendere il momento opportuno per intervenire, la circostanza favorevole, la disposizione d’animo migliore del nostro prossimo. Un avviso, per esempio, o un’osservazione, od un rimprovero -quando occorra – bisogna saperlo fare quando chi lo deve ricevere ha la dovuta disposizione. La carità infatti mira la vero bene del fratello; ora, questo bene può anche esigere che si sappia differire l’osservazione e l’ammonizione.Questo è richiesto anche dal rispetto che sempre dobbiamo alla persona altrui; rispetto, al quale l’uomo è sensibilissimo, ed è naturale che sia così; ma è una sensibilità che facilmente sconfina nella suscettibilità, per cui basta un minimo, talvolta, per offenderla. Questo non deve certo distoglierci dall’intervenire per aiutare il nostro prossimo ad emendarsi da eventuali difetti; deve solo portarci a saper scegliere il momento e il modo migliore per farlo, senza mai urtare la suscettibilità. Altrimenti, la nostra non è più vera carità, poiché la vera carità conosce sempre la delicatezza e la discrezione.La vera discrezione ci porta anche a saperci fare tutto a tutti. È la grande affermazione di san Paolo, l’uomo dal cuore ardente della carità di Cristo: “Mi faccio tutto a tutti, per guadagnare tutti” (1 Cor 9,22). Farsi tutto a tutti significa appunto comprendere ciascuno così com’è, accettarlo per quello che è, non meravigliarsene, non fargli pesare la sua condizione, ma mettersi sullo stesso piano, immedesimarsi con lui. Significa inoltre assumere di fronte a ciascuno un atteggiamento che non solo varia da individuo a individuo, ma che può variare nei riguardi dello stesso individuo, a seconda delle diverse circostanze.Nessuno schema prestabilito può suggerire l’atteggiamento da tenere di volta in volta, perché nella realtà quotidiana ci troveremo sempre di fronte ad un individuo concreto, con quella sua coscienza, con quel suo animo, con quella sua mentalità, con quel suo mondo interiore che no può venire ristretto entro uno schema astratto. Soltanto l’intuito del cuore e la luce dell’intelligenza amativa potranno suggerire il nostro atteggiamento, il tono esatto, la misura giusta, il modo opportuno di agire di fronte a ciascuno dei nostri fratelli. Soltanto la “sapienza” del cuore, dunque, potrà illuminarci e sostenerci.San Paolo non solo ci raccomanda di “rallegrarci con quelli che sono nella gioia e di piangere con quelli che sono nel pianto” (Rm 12,15), ma ci incoraggia col suo esempio: “Pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: mi sono fatto giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei; con cloro che sono sotto la legge sono diventato come uno che è sotto la legge, pur non essendo sotto la legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto la legge. Con coloro che non hanno legge sono diventato come uno che è senza legge, pur non essendo senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo, per guadagnare coloro che sono senza legge. Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno” (1Cor 9,19-22).
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