lunedì 1 settembre 2008

15 - Non parlare male - "La sapienza del cuore" (di Padre Fabrizio Carli)


Il non pensare male del nostro prossimo è anche il segreto per non parlarne male. Ben sappiamo con quanta facilità portiamo il discorso sugli altri, il più delle volte senza necessità alcuna, ma per il solo gusto di parlarne, e sovente non per dirne bene. Come si è detto per il pensare, anche nel parlare del nostro prossimo noi lo strumentalizziamo, lo usiamo anziché rispettare profondamente la sua dignità personale, noi ne facciamo oggetto di discorsi, e spesso di illazioni arbitrarie, di insinuazioni, di pettegolezzi.Ed è così frequente questo parlare del nostro prossimo, che non ce ne facciamo neppure più coscienza: con la massima disinvoltura noi diffondiamo qualunque cosa si sappia dell’uno o dell’altro, come se il parlare male - o anche il solo farlo inutilmente - non fosse male in se stesso. E non si pensa all’ingiustizia che si commette in tal modo, perché, parlando male degli altri noi possiamo ingenerare gravi pregiudizi in chi ci ascolta, e del tutto gratuitamente, con incosciente leggerezza. Anche qui è il cuore buono, il cuore colmo di benevolenza che deve farci comprendere che ogni persona ci è data per essere da noi amata, non per divenire oggetto di discorsi pettegoli o anche solo inutili.Dal cuore buono deve anzi venire la forza per tenere a freno la lingua nei confronti del nostro prossimo. Vengono bene qui le parole di san Giacomo apostolo sul male che può fare la nostra lingua. “Se uno non manca nel parlare, è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo”. “La lingua è un fuoco, è il mondo dell’iniquità è un male ribelle, piena di veleno mortale… con essa benediciamo il Signore e Padre e con essa malediciamo gli uomini fatti a somiglianza di Dio. È dalla stessa bocca che esce benedizione e maledizione. Non dev’essere così, fratelli miei!” (Gc 3,2.6.8.9).Il discorso di san Giacomo è più ampio del nostro; ma in quello che egli dice è incluso anche il parlare male del prossimo, cioè la “maldicenza”. Questa parola è ben espressiva: mette subito in evidenza che non si tratta di critica bonaria e costruttiva, che è carità e discrezione e intelligenza, fatta direttamente alla persona interessata: la maldicenza è il parlare, il dire male senza alcuna giustificazione, per il puro gusto di dirlo, di propagarlo, o per leggerezza, o perché non ci si rende conto che è male dire il male senza alcuna ragione né, di giustizia, né, di verità, né, di carità. Si minimizza, forse, adducendo il motivo che non lo si fa con animo male intenzionato, o col credere che ciò che si dice non è poi tanto grave. Ma quando si parla, non siamo soltanto noi in causa: vi è anche chi ascolta.E quello che noi diciamo, può produrre nell’altra persona un’impressione che va ben al di là della nostra intenzione: può addirittura “pregiudicare” la reputazione altrui, perché, ignoriamo con che animo vengono accolte le nostre parole. Infatti spesso accade che quanto noi diciamo di una persona, da chi ascolta viene poi a sua volta esagerato o travisato nel riportarlo ad altri.Viene davvero da dire che chi non fa della maldicenza, chi non parla male del suo prossimo, è un uomo perfetto. Perfetto non soltanto perché sa tenere a freno la lingua, ma perfetto perché sa veramente amare. E difatti, il vero amore porta a tacere i difetti reali o presunti degli altri, quell’amore che è carità, e cioè l’amore che è da Dio. La carità - dice san Paolo - “sopporta tutto”. E chi sopporta tace.Il sopportare dell’amore non è accettare perché non se ne può fare a meno; è invece - come dice la parola - “portare dal di sotto” gli altri, “farsene carico”, “alzarli di peso e portarli” così come sono; cioè abbracciarli e tenerli stretti a noi. E proprio perché, si tengono stretti a noi, così come sono, non si parla di loro, tanto meno si sparla di loro. Nella misura in cui se ne parla - e tanto più nella misura in cui se ne sparla - invece di tenerli stretti per così dire li smascheriamo e ci allontaniamo da loro, cioè li rigettiamo. E questo non può mai essere un atto di amore. Ci sono però dei casi in cui è doveroso parlare degli altri; ma anche in questi casi lo si potrà fare con amore soltanto se per amore sapremo sempre tacere quando non si debba parlare.

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