
Potrebbe sembrare che si esiga troppo dall’uomo col ricordargli che è tenuto a tutte queste delicatezze di carità verso il prossimo. Ma abbiamo visto che nella nuova legge dell’amore, ad amare non è solo l’uomo: è Dio stesso Amore che ama in lui, perché, “l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5,5).E allora, per amare come esige il vero amore, l’uomo deve invocare l’Amore infinito, e cioè lo Spirito Santo che è amore infinitamente amante e infinitamente amato. Si noti che comunemente non si dice pregare lo Spirito Santo, ma invocare. Invocare è come chiamare intensamente con la voce: con la voce del cuore, che è quella dell’amore che sola può chiamare l’amore.La rivelazione, la teologia - e l’intimo senso della pietà dei fedeli – parlano dei doni dello Spirito Santo, e cioè dei suoi diversi modi di operare nell’anima. Esso infatti può particolarmente illuminare l’intelligenza e accendere il cuore con quella luce di carità in cui consiste la sapienza, che è proprio il primo dono che gli si attribuisce. Così lo Spirito Santo può affinale l’intelligenza, perché penetri sempre più nella verità, ed è questo il dono dell’intelletto; può arricchire l’anima perché sappia dire nel modo più efficace quanto giova la bene altrui, ed è il dono del consiglio.È sempre lo stesso Amore infinito che opera nell’anima, ma Esso ama produrvi effetti diversi, che sono appunto quelli che noi chiamiamo i suoi doni, perché l’amore è sempre nuovo e creativo, e vuole che anche l’uomo amando possa amare in tutti i modi che l’amore richiede.E così lo Spirito Santo gli dona la sapienza, l’intelletto e il consiglio che permettono appunto all’uomo di farsi accanto al prossimo in ogni suo bisogno, con tutta la finezza e la ricchezza dell’amore. Non sono doni separati, distinti l’uno dall’altro: come abbiamo detto, è lo stesso Amore che dà all’uomo tutta la pienezza dell’amore, cioè la capacità di esprimerlo volta per volta nel modo più adeguato alla persona che si ama. È piuttosto l’uomo che sente la necessità, a seconda delle diverse situazioni o condizioni, di invocare dallo Spirito Santo la sapienza o l’intelligenza, o il dono del consiglio, perché il suo amore possa rispondere al bisogno particolare in cui il prossimo si trova. L’uomo non può arrivare da se stesso ad amare come l’amore esige, e quindi ha bisogno di essere rafforzato dall’Amore infinito, e per questo appunto lo invoca, invoca cioè lo Spirito Santo. Ed invocare l’Amore significa credere nell’amore, volere l’amore, aprire il cuore all’amore; significa già con questo, crescere nell’amore, farsi più capaci di amare. E l’Amore invocatosi effonde sempre nel cuore di chi lo invoca, per cui esso saprà vivere tutte le delicatezze dell’amore, nella benevolenza che porta a non giudicare, a non pensare male, a non parlare male; che porta all’indulgenza e alla discrezione, in una parola al dono continuo e totale di sé che non è soltanto dono del cuore umano ma è l’Amore stesso di Dio che si effonde dal cuore dell’uomo. In questo contesto ci limitiamo a quei doni che maggiormente e in modo più diretto illuminano e accendono la nostra carità; ma anche gli altri doni dello Spirito Santo, e cioè la fortezza, la scienza, la pietà e il timor di Dio danno vigore e calore all’anima nel cammino verso Dio ogni giorno.
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