lunedì 29 settembre 2008

19 - L'amore e il rinnegamento di sé - "La sapienza del cuore" (di Padre Fabrizio Carli)


La carità, cioè quell’amore che viene dalla sapienza del cuore, porta a vivere nel modo più vero e più positivo il rinnegamento d sé che Gesù Cristo pone come condizione alla sua sequela, quando dice ai suoi discepoli: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16, 24).Il rinnegamento di sé comporta la mortificazione continua di tutte le cattive tendenze che pullulano nella natura umana, dopo l’inquinamento del peccato. È la potatura senza la quale non si può portare frutto nella vita spirituale, e della quale amorosamente e sapientemente si incarica lo stesso Padre celeste, che è il principio della Vita: “Io sono la vera vite, dice Cristo, e il Pare mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglierò via; e quello che porta frutto lo poterò perché frutti di più” (Gv 15,1-2).Altrove Gesù parla addirittura di morte come condizione indispensabile per portare frutto nella vita spirituale, e ne parla col tono con cui annuncia le grandi verità: “In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la a vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna” (Gv 12,24-25).Ora, questo rinnegamento di sé, questa sua mortificazione, questo morire a sé stessi trova una continua attuazione nella pratica della carità cristiana. Essa infatti è l’amore per cui non amiamo più per noi stessi ma per Dio. E siccome l’amore è la voce più potente della natura umana, l’energia in cui si riassume tutto il nostro essere e quindi l’espressione più completa della nostra personalità, si comprende facilmente che indirizzando questo amore ad un fine che non è più la ricerca del nostro benessere, del nostro piacere, del nostro interesse, si abdica a se stessi, cioè ci si rinnega. Essendo inoltre l’amore il palpito della vita che pulsa in noi, amando non per noi stessi ma per Dio, non viviamo più per noi: moriamo a noi sessi per vivere di Dio. Nell’amare quindi, come vuole la carità cristiana, si attua il perfetto rinnegamento di sé.La cosa si fa più evidente se consideriamo ciò che la vera carità esige da noi. Mentre siamo facilmente portati a giudicare male, a pensare male, a parlare male degli altri, la carità impone invece una severa disciplina anche ai nostri atti più segreti e intimi, esige la massima delicatezza verso il prossimo in ogni minimo nostro atteggiamento. Mentre per natura siamo portati istintivamente a ricercare il nostro bene esclusivo, al carità invece cerca il bene degli altri; mentre spesso preferiamo stare rinchiusi in noi stessi, amiamo e cerchiamo il quieto vivere, o desideriamo in certi momenti che gli altri ci vengano incontro, si occupino di noi, ci comprendano, sappiano trovare la parola di sollievo e di conforto, la carità vuole invece che usciamo da noi stessi per abbracciare il prossimo, che dimentichiamo noi stessi per immedesimarci nella situazione altrui, che portiamo noi agli altri il conforto di una parola buona, anche se nel nostro intimo fossimo desolati, anche se nel nostro cuore vi fosse lo schianto.E proprio per questo, e cioè perché la carità cristiana comporta un continuo rinnegamento per l’uomo, essa è la massima espressione della vita spirituale.L’essenza infatti della vita spirituale è l’amore. Ora, “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i suoi amici” (Gv 15,13). Amare il prossimo come esige la vera carità, è davvero dare la propria vita, morire a se stessi per vivere per gli altri e degli altri. Ma quale conforto ci viene dal Signore che dice: “Chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna” (Gv 12,25)!Ma ricercando il rinnegamento di noi stessi nell’attuazione della vera carità, arriviamo a comporre l’equilibrio e l’armonia in noi stessi. Ed ecco in qual modo. Che ci si debba rinnegare, che si debba anzi morire a noi stessi, è legge sapientissima della redenzione, sancita con l’esempio stesso di Cristo. Ora, rinnegare significa propriamente rifiutare, non accettare, non volere qualcosa; come avviene quando, per esempio, si destano in noi gli istinti non buoni, o si fanno sentire le cattive inclinazioni, le tendenze disordinate, le passioni sregolate e noi non le ascoltiamo, non le seguiamo.Si tenga però presente che ciò che rinneghiamo, che ricusiamo, che non accettiamo, non viene tolto, non viene a cessare in noi. Viene a mancare soltanto la sua attuazione ultima; cioè non lo portiamo al termine a cui di per sé tenderebbe, ma rimane in noi come istinto, come tendenza, come energia repressa. Non tarderà quindi a farsi sentire ancora nell’identico modo, oppure prenderà un nuova forma, ma sempre come qualcosa che freme dentro di noi e vuole raggiungere il suo termine. L’esperienza fondata sull’osservazione della natura umana lo dimostra.Bisogna tenere conto semplicemente e serenamente di questo fatto. Di conseguenza, il rinnegamento di sé non va inteso e attuato soltanto come repressione, come rinunzia: ma deve soprattutto consistere nell’indirizzare verso in fine superiore le proprie energie, per non lasciarle represse dentro di se.Ora, la carità cristiana offre appunto una continua occasione di impegnare nel vero bene ogni nostra energia. Si ami, si ami fortemente,tenacemente, teneramente, con generosità e dedizione, ed allora avverrà che si convoglieranno in questo senso le nostre forze; non rimarranno più inoperose in noi, e quindi si sottrarrà esca agli istinti meno buoni, i quali sono sempre pronti ad assorbire in sè le nostre capacità di bene. Si sa per esperienza che quando qualche grande passione si desta in noi, essa assorbe tutta la nostra attività. Ora, perché non potrebbe essere la carità la nostra grande passione?Non per niente san Paolo, che conosceva profondamente la natura umana, come compenso alla necessità di mortificare le inclinazioni non buone, aggiungeva proprio l’esortazione a praticare la carità più delicata, scrivendo, per esempio, ai Colossesi: “Mortificate quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi … Deponete tutte queste cose: ira, passione, malizia, maldicenze … Rivestitevi, come amati da Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri” (Col 3,5.8.12-13).

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